Guarire le ferite della guerra con la ricerca della pace: il necessario bisogno della pace per guarire le ferite della guerra

JAV1GFGRP-BE

John-Anderson VIBERT

Il nostro mondo globalizzato e sempre più frammentato ha sete della pace, ma non riesce, almeno finora, a saziarsi, perché nelle sue scelte è spesso separato dalla verità sull’uomo. Non dobbiamo mai dimenticare che le persone nascono per vivere e crescere insieme in un habitat comune, coesistere pacificamente e non per farsi la guerra e autodistruggersi. Ma purtroppo la guerra ha costantemente caratterizzato la nostra storia e condiziona ancora oggi i rapporti tra molti Stati e popolazioni nel mondo.

Come superare la paura, le sofferenze, l’ingiustizia e addirittura la cultura della morte dove si sostiene che si deve fare la guerra? Non ci si sarebbe posto oggi questa domanda se  imparassimo qualcosa dalle guerre del passato. Perché le conseguenze della prima e della seconda guerra mondiale non sono state certamente delle rose  neppure per i vincitori, ma illusioni che hanno portato a una terza guerra mondiale a “pezzi”, più intelligente e disumana nella distruzione di vite umane ed infrastrutture civili.

Quando l’egoismo, l’arroganza, il denaro e il disprezzo per il passato diventano armi dialettiche, comunicative e decisionali in un mondo globalizzato e frammentato, la divisione organizzata e strutturale fragilizza e distrugge la pace dei cittadini.

Questa è la triste realtà del mondo di oggi, ammalato di egoismo sociale e politico, un potente virus che distrugge il consensus sociale e il bene comune. La guerra è purtroppo una delle espressioni più attive di questo virus, diventando sempre più, attraverso il mondo, un grande laboratorio di sfollati, rifugiati e migranti. Quest’ultimi sono persone spesso  sfuggite per un nulla alla morte e quindi costrette ad abbandonare tutto: sogni,  progetti, famiglia, amici e terra. Va detto che questa categoria di persone è tra i soggetti più fragili della realtà geopolitica postmoderna e continua a bussare alle porte delle istituzioni competenti dell’ONU con un forte grido: la guerra fa male, distrugge ed uccide!

Sì, indipendentemente dai suoi motivi politici o  geopolitici, la guerra fa male, ferisce, distrugge ed uccide. Per cui, dal punto di vista etico, non è normale lasciare che i conflitti armarti dettino il ritmo della vita, condizionandolo, in alcuni paesi in guerra nel mondo, particolarmente quelli in Europa, Africa e Medio Oriente, con l’odore della morte, del pianto e della paura. Per evitare la guerra bisogna neutralizzarne le radici e anche individuare, cercare e promuovere un rimedio per curare le ferite causate dalla stessa.

La memoria della storia umana ha una funzione educatrice, ci insegna che la pace può essere la cura di cui abbiamo bisogno per guarire le ferite causate dalla sua assenza. La mancata coesistenza tra certi Stati è dovuta all’assenza di accordi, volti a regolarizzare i rapporti tra di loro ed a garantire la sicurezza collettiva. Quindi oggigiorno diventa sempre più urgente ricordare ai Paesi in guerra il loro doveroso bisogno di individuare e percorrere la via della pace per salvare vite, sogni e ricostruire.

E poi la pace garantita, garantisce e garantirà senz’altro la tutela delle persone migranti, rifugiate nei paesi di accoglienza. Questa è una tappa fondamentale per la loro progressiva integrazione nelle società di arrivo, dove si spera che la voce della pace, con il suono tenero della vita e della speranza, cancelli il rumore delle bombe. Perché ogni Stato di diritto, essendo un’espressione della pace sociale, ha la doverosa corresponsabilità di prendersi cura delle persone, impegnandosi a guarire le  ferite causate dalla guerra.

VOMCAGLO