Dalle conseguenze al laboratorio delle migrazioni forzate: no al mediterraneo cimitero di migranti

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John-Anderson Vibert

(Articolo pubblicato sulla VOMICAG: 24 luglio 2015)

La mobilitร  umana costituisce, nella sua accezione multiforme e nel suo insieme variegato, un fenomeno attuale sempre piรน crescente, unโ€™esperienza concreta, dinamica, coinvolgente e storica di persone che si spostano da un paese allโ€™altro, volontariamente o involontariamente, dovuto alle difficili situazioni sociali, politiche ed economiche che sfortunatamente caratterizzano la maggiore parte dei paesi di partenza.

Lโ€™instabilitร  politica, gli scontri etnici, le fughe da carestie, dai regimi dittatoriali e dai disastri naturali, la diseguale distribuzione della ricchezza, la povertร  e la miseria, rappresentano tra lโ€™altro la principale causa della migrazione forzata (Push factors) di fronte alla qualitร  di vita, il cosiddetto benessere, la soddisfazione delle condizioni sociali nei paesi sviluppati, che invece attirano i migranti (Pull factors). In questo senso migrare non puรฒ che essere un fenomeno del tutto naturale. Perchรฉ la vocazione fondamentale dellโ€™uomo รจ quella alla vita. Chi cerca di salvarsi la vita fuggendo conflitti armati; chi cerca di migliorarsi la vita intraprendendo pericolosi viaggi in mare verso un destino spesso sconosciuto, ossia verso un paese benestante del suo sogno; chi semplicemente vuole sperimentare e condividere il dono della vita, nellโ€™interculturalitร , non fa nientโ€™altro che tentare di rispondere alla sua vocazione di esistere in modo degno e umano. Purtroppo questa risposta esistenziale rimane come uno scopo da raggiungere, la cui forza psicosomatica incoraggia, stimola e ravviva il pellegrinaggio dellโ€™homo viator.

Oggigiorno circa un miliardo di migranti nei loro Paesi e piรน di 244 milioni di migranti internazionali cercano, in contesti sociali, politici, culturali e religiosi variegati, di vivere dignitosamente. Una costante ricerca che spesso rimane senza esito per la grande maggioranza. Tra questi nostri fratelli e sorelle migranti, i piรน vulnerabili sono i rifugiati, gli sfollati interni, i profughi il cui numero, secondo il rapporto annuale Global Trends dellโ€™UNCHR, passa da 59,5 milioni dellโ€™anno 2014 a 65, 3 milioni alla fine di 2015[1].

La vulnerabilitร  di queste persone รจ con evidenza allarmante, evocativa di dolore e sofferenza psicosomatica. Non soltanto perchรฉ la forza della morte generata dai conflitti armati ruba loro la vita familiare, sociale, culturale e religiosa, bensรฌ per i loro stessi status e condizione di rifugiati. Costretti a fuggire, ad abbandonare tutto, i rifugiati si trovano di fronte alla complessitร  reale della loro speranza: la speranza di scappare dalla morte, di stabilirsi, di essere accolti, accompagnati ed integrati nei paesi di arrivo. Un processo non automatico perรฒ e, quindi, purtroppo non oggettivamente definito, nemmeno ben strutturato nella maggior parte dei paesi di destino. Lo sforzo dellโ€™Unione Europea di cercare con fatica di stabilire meccanismi umanitari e politiche migratorie, nei confronti dei flussi migratori provenienti soprattutto dalla Libia, ne รจ un chiaro esempio.

Nonostante sia molto significativa la sinergia di azione tra certi organismi internazionali e governi a favore dei migranti e rifugiati, ci si deve porre alcune domande fondamentali: fino a quando le migrazioni saranno intese e trattate in chiave emergenziale e, di fatto, in chiave assistenziale?

Fino a quando piangeremo i morti a Lampedusa, piuttosto di affrontarne la causa?Quindi serve piรน che mai un approccio progettuale, personalistico, pratico e soprattutto politicamente โ€œglocalizzatoโ€ nei confronti dei flussi migratori sempre piรน in aumento.

Bisogna mettersi in gioco. รˆ necessario passare, con azioni concrete, dalle conseguenze spesso tragiche delle migrazioni avvenute e ancora attuali nel Mediterraneo alle sorgenti di questi flussi, per sopprimere ogni aspetto disumano e disumanizzante mediante un processo di cooperazione internazionale. I conflitti armati scoppiati negli ultimi cinque anni principalmente in Africa, in Medio Oriente, in Europa e Asia, lโ€™ingiustizia sociale e la miseria, cause principali piรน che mai attive dei flussi migratori, vanno affrontati senza ipocrisia, con obbiettivitร , etica e la volontร  di tutelare i soggetti in questione nel quadro della costruzione di un mondo di solidarietร  e di pace.   

[1] Cf. UNHCR, Rapporto Global Trends 2014 dellโ€™Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), in https://www.unhcr.org/it/notizie-storie/notizie/rapporto-global-trends-2014-dellunhcr/


Noteย : 1ย sur 5.

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