Il divorzio con la verità: un virus crescente che divide per fare del male nella nostra società

John-Anderson VIBERT

Il desiderio e la capacità di questionare, sapere e conoscere la verità, ciò che esiste, segnano e caratterizzano il processo di crescita dell’uomo e lo sviluppo storico dell’umanità. Fin dall’inizio l’uomo ha cercato di capire l’universo, il principio del creato, sé stesso e la società. Un lungo cammino variopinto, multiforme che senz’altro ha determinato significativamente lo sviluppo del pensiero e l’azione dell’uomo in diversi ambiti. Basta pensare infatti al vincolo tra l’homo faber e l’homo sapiens per farsene un’idea: l’uomo che lavora, che si dà da fare è lo stesso che sente, pensa, parla, fa delle domande, condivide e festeggia dei momenti importanti della sua vita. Quindi si tratta della persona umana, dotata di ragione, coscienza, capacità e volontà di vivere, crescere, coesistere e realizzarsi dignitosamente nella trasformazione della natura, la società e il mondo. Ciò va inteso come una vocazione fondamentale di ogni uomo e donna. Non è ciò forse da incoraggiare e promuovere nel quadro della realizzazione corresponsabile del bene comune?

La risposta a questa domanda, dal punto di vista morale ed etico, è un grandissimo SI. Ma in realtà sta crescendo, in diverse parti del mondo, un NO interessato dal punto di vista geopolitico. Un no alla promozione reale dei diritti dell’uomo, un no all’autentica Pace e al bene comune, un no semplicemente all’istituzione e rafforzamento dello stato di diritto.    

Oggigiorno la cultura in continuo aumento della menzogna, della manipolazione, dell’indifferenza, dell’ingiustizia, del male, della morte e dei vizi a scapito delle virtù, della vita, del bene e della giustizia, ci spinge purtroppo a capire che non bastano la ragione, la coscienza, la volontà, le scelte e le decisioni per raggiungere la felicità se esse poi, nella praxis, sono separate dalla verità, cioè dalla trasparenza e la coerenza. In altre parole, possiamo avere tutte le buone intenzioni e forze di volontà del mondo per camminare bene, ma se manca la strada non si va obbiettivamente da nessuna parte.  

La verità! Sì, questa virtù preziosa, coerente e pragmatica, se non è il giusto cammino, non può non essere che la luce che lo illumina o addirittura il dinamismo che ad esso conduce. La verità fatta azione coerente è il propulsore della trasformazione della natura, della società e della realizzazione dell’uomo stesso. Nella sua assenza ci possono essere altri propulsori, ma sistemi che manipolano l’ecosistema, l’umanità, i sogni e le aspirazioni legittime dell’uomo.

Oggigiorno dovremmo avere paura di vivere nell’assenza della verità, cioè separati dalla coerenza e lontani dalla realtà autentica delle persone. Purtroppo non è il caso. La grande maggioranza delle crisi nazionali, regionali e geopolitiche attuali è dovuta al divorzio con la coerenza e di conseguenza con il bene comune. Ciò si avverte e si capisce, in certi casi, nella paura manifesta di perdere il potere, l’autorità, il prestigio, alcuni vantaggi, il lavoro. Una Paura personale e/o di Stato ignorata, non superata e addirittura in alcuni casi esagerata che porta a comportamenti politici ed economici separati dall’etica. Una paura negata, non controllata che purtroppo genera azioni e reazioni disumane, che incidono poi negativamente sull’indispensabile bene comune.  Da qui l’esistenza in alcuni paesi dei conflitti armati e la miseria, veri e noti laboratori di vittime, sfollati, profughi e rifugiati.

E quindi la pace, la giustizia e la felicità sono trasformate in valori e virtù volatili, relativi, interessati e per cui inesistenti per le vittime della guerra, delle migrazioni forzate e della miseria? Ecco, non dobbiamo mai rimanere indifferenti di fronte all’indifferenza che fa male e uccide. È un dovere sacrosanto e civico questionare qualsiasi sistema squarciato dal bene; è anche l’espressione preoccupante e il grido della nostra comune umanità.

L’uomo può essere felice, stare bene, esaltarsi, fare festa mentre suo fratello (trattato da nemico) è triste, sta male, viene umiliato, marginalizzato e/o piange i suoi morti? Può darsi, se si tratta di qualcuno disumano, sposato con l’egoismo sociale, politico, ma purtroppo divorziato con la verità e automaticamente separato dalla coerenza, dai consensi e processi sociali.

L’importante nella vita non è essere felice, lo stare bene, fare festa dal ponto di vista superficiale, bensì determinare e vivere giustamente il senso e come contagiare la felicità, il benessere. Realizzarsi a scapito dell’altro è rinunciare ai valori della verità umana ed abbracciare i vizi dell’egoismo; è vedere vita per sé stesso nella morte dell’altro; è semplicemente separarsi dal bene da garantire e coniugar-si con il male da eliminare.


Note : 1 sur 5.

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